San LORENZO ecc…
Sotto un cielo di stelle cadenti
tutti gli appuntamenti da non perdere
Il 10 agosto è la notte di San Lorenzo e si moltiplicano in Toscana gli appuntamenti per ammirare la pioggia di stelle. Le “lacrime di San Lorenzo”, così sono anche chiamate le Perseidi, meteore della costellazione del Perseo che a contatto con l´atmosfera si incendiano e illuminano il cielo di scie sfavillanti. Anticamente il maggior numero di stelle cadeva la notte del 10 agosto, oggi si sa che il picco è raggiunto tra il 12 e il 13 agosto. Ma non è mai troppo presto (o troppo tardi) per esprimere desideri sotto la volta celeste. A cominciare da stasera, nel Centro di scienze naturali di Galceti, a Prato, dove l´associazione astrofili Quasar illustrerà dalle 21 eventi astronomici con il supporto di un planetario. Anche quest´anno, inoltre, occhi al cielo e naso all´insù con un buon bicchiere di vino in mano.
E´ ciò che propone Calici di stelle, evento organizzato dal movimento “Turismo del vino” e dall´associazione “Città del vino”, in collaborazione con l´Unione italiana astrofili e numerosi enti locali: circa 30 i comuni toscani (numerosissime le cantine) che hanno aderito all´iniziativa e che fanno della Toscana una delle regioni più rappresentate d´Italia. Piazze, ville e borghi medievali nei quali si potrà guardare il cielo mentre si degustano vini e prodotti tipici. Come a Carmignano (Po), dove gli amanti del vino e delle stelle festeggeranno per 2 giorni nei giardini dell´antica Rocca (Rocca di Carmignano, oggi e domani dalle 20,30). La maggior parte degli appuntamenti resta però fedele alla tradizionale data del 10 agosto. A Castagneto Carducci (Li), un percorso enogastronimico si snoderà tra Bolgheri, Marina di Castagneto e Donoratico. Dalle 21 in piazzetta chiesa del Ss. Crocifisso l´associazione astrofili di Piombino presenta “L´osservazione del cielo”. Aperture notturne per l´Archivio G. Carducci, Casa Carducci e il Piccolo museo dell´olio (centro storico, domani). Anche sotto le torri di San Gimignano (Si) l´appuntamento è per domani, dalle 21 alle 24, in piazza Sant´Agostino: apertura straordinaria della chiesa di San Piero, assaggi dell´inedito gelato al vino e osservazioni con il gruppo “Keplero”. Doppio appuntamento a Greve in Chianti dove si può degustare Chianti classico docg e osservare le stelle sdraiati sul prato di Torre Luciana (piazza Matteotti, domani dalle ore 21; Prato di Torre Luciana, mercoledì dalle 21). Un itinerario tra gli aromi della Val di Cornia si terrà a Campiglia Marittima (Li). L´osservazione delle stelle cadenti è guidata dal gruppo degli astrofili piombinesi Linearis (centro storico, domani dalle ore 21). Planetario gonfiabile dell´Osservatorio astronomico di San Giuseppe a Montespertoli (Fi) dalle 21, e degustazioni di vini doc del Montecucco, con spettacoli musicali, nel centro storico di Cinigiano (Gr), dalle 20. Sempre domani, stand con degustazioni e osservazioni celesti dalla torre medievale di Castellina in Chianti (Si). In piazza Duomo a Colle Val d´Elsa (Si) banchi d´assaggio e spettacoli di musica brasiliana (domani dalle ore 20). A Montepulciano “Guida sicura sotto le stelle”: tra le strade del centro storico, si potrà degustare del Vino Nobile e del Rosso doc con un occhio alla prevenzione, perché saranno distribuiti etilometri per un test immediato del tasso alcolemico. Per il programma completo degli eventi (prezzi e prenotazioni) consultare i siti www. cittadelvino. it e www. movimentoturismovino. it
Domani calici levati dalle 20 anche a Terranuova Bracciolini (Ar) e a San Casciano dei Bagni (Si), in compagnia degli astrofili dell´associazione Monte Subiaso (Cantine Ravazzi dalle 21). A Viareggio, Lido di Camaiore (Lu), Marina di Pietrasanta (Lu), Follonica, Punta Ala (Gr), Castiglione della Pescaia (Gr) e altre 12 località turistiche, dalle 18 alle 24, la Sammontana offre uno spettacolo di “giochi di luce e nuvole a forme di stelle”. Notte di stelle, tra divulgazione e intrattenimento, nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi (dalle 21,15), e triplice appuntamento nell´Oasi Lipu di Massaciuccoli (Lu), dove si ammirerà il cielo anche martedì e mercoledì. Previste gite notturne in battello. Nel Parco Mediceo di Pratolino (Fi), nell´ambito di un progetto di divulgazione astronomica promosso dalla Provincia di Firenze, il 13 agosto dalle 21 una conferenza dell´astrofisico Lorenzo Brandi precederà un planetario a cielo aperto e le osservazioni dai telescopi presenti nel parco (numero chiuso, età minima 15 anni).
Il tifone Morakot minaccia la Cina: un
milione evacuati. Crolla hotel a Taiwan
Scampate alla tragedia 300 persone
PECHINO (9 agosto) - Una sequenza impressionante racconta il crollo di un hotel di sei piano a Taiwan. A causare il cedimento le inondazioni provocate dal tifone Morakot che dopo aver seminato distruzione a Tawain è pronto a colpire la Cina. Anche se la sua forza è dimunuita Pechino ha deciso di evacuare un milione di persone che vivono sulla costa orientale del Paese.
Il crollo dell’hotel. Il tifone ha procovato la peggiore inondazione degli ultimi 50 anni a Taiwan. A Taitung l’hotel di sei piani, il Chihpen, è crollato. Le 300 persone che vi pernottavano sono state evacuate in tempo e sono tutte salve.
Reportage. Due settimane dopo la più cruenta repressione
etnico-religiosa mai vista da 40 anni nella Repubblica popolare cinese
Ecco la città proibita di Urumqi
Viaggio nella trincea dello Xinjiang
La propaganda si scaglia contro la leader Uigura in esilio
Rebiya Kadeer e la stampa estera “faziosa e anti-cinese”
dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI
URUMQI - A ogni crocevia i soldati cinesi sono disposti “a testuggine” come gli antichi romani. Quadrilateri di scudi per proteggersi da un attacco nemico che può arrivare da ogni lato, all’improvviso. Sono centurioni ad alta tecnologia: giubbe antiproiettile, scudi di plexiglas, fucili automatici puntati in faccia alla gente che passa. Due settimane dopo la rivolta degli uiguri che ha fatto duecento morti (bilancio ufficiale), la capitale dello Xinjiang vive sotto la morsa di un’occupazione militare. Accentuata da un impenetrabile black-out delle comunicazioni. Un test di accecamento elettronico che segna un nuovo progresso nelle tecniche di repressione.
Teatro della più cruenta protesta etnico-religiosa mai vista da quarant’anni nella Repubblica Popolare, oggi Urumqi è tagliata in due. Nella zona moderna dove gli immigrati cinesi (han) sono la schiacciante maggioranza, la vita è tornata quasi alla normalità: ingorghi di auto e supermercati pieni, un paesaggio di neon e pubblicità sfavillanti come in tutte le metropoli della Cina. Ma una trincea di paura separa il centro storico, il ghetto dove i musulmani sono in stato d’assedio. Le vie d’accesso alla città vecchia sono vuote di automobili. Sfilano regolari solo le colonne di autocarri dell’esercito: segnalano l’inizio della “no man’s land” dove i cinesi han non si avventurano più. Negli edifici pubblici requisiti dalle forze armate si vedono marce e si sentono inni patriottici a tutte le ore. La presenza militare deve essere esibita, ben visibile giorno e notte.
Vaste macchie nere - le divise dei reparti speciali di polizia antisommossa - si alternano con chiazze verde-marrone - le tute mimetiche dei soldati - e colorano in modo sinistro il paesaggio urbano. Una volta attraversati i posti di blocco si penetra nella casbah islamica: diroccata, in disfacimento, con bambini che scorazzano a piedi nudi nella sporcizia, vicoli che puzzano di fogna e trasudano miseria, dove i grattacieli della città cinese sembrano appartenere a un mondo lontano. Anche lì è tornata una sorta di normalità, le bancarelle con ciambelle calde e pane “nan” schiacciato, spiedini di agnello alla griglia, profumi di spezie, donne velate, bazaar di sete, un pezzo di Medio Oriente finito a viva forza dentro la Repubblica Popolare. Quella che non ritorna, invece, è la finzione che le due città cinese e turcomanna possano convivere tranquillamente, sotto lo sguardo paterno delle autorità di Pechino.
La trincea armata che separa le due Urumqi, la zona libera e i territori occupati, evoca l’altro isolamento soffocante. Su tutto lo Xinjiang - un’area vasta cinque volte l’Italia - è calato un impressionante silenzio elettronico che blocca le comunicazioni con l’esterno. Non esiste più Internet; il manager olandese dello Sheraton a cinque stelle allarga le braccia sconsolato: da due settimane non arrivano né partono email. E’ impossibile telefonare all’estero, le linee internazionali sono mute, anche i cellulari sono limitati alle chiamate locali. Per sei lunghissimi giorni sono tagliato fuori dal mondo. L’implacabile macchina della censura cinese ha chiuso gli accessi, ha il controllo totale sull’informazione. Non escono notizie dall’interno dello Xinjiang. L’occupazione militare è la stessa che avevo visto un anno fa a Lhasa, dopo la rivolta del Tibet. E’ nuovo il black-out tecnologico. E’ un salto di efficienza che dà i risultati previsti. La tragedia degli uiguri è presto dimenticata, nonostante l’escalation nel bilancio delle vittime e degli arresti in massa dopo la strage del 5 luglio.
Questa operazione hi-tech porta la firma di Wang Lequan, 64 anni, numero uno del partito comunista nello Xinjiang e fedelissimo del presidente Hu Jintao. Preso alla sprovvista nelle prime 48 ore di guerriglia urbana, che costrinse Hu a disertare il G8 dell’Aquila per rientrare precipitosamente a Pechino, in seguito Wang si è rifatto una credibilità studiando il caso Tibet. Alle tradizionali tecniche anti-insurrezionali, basate sul dispiegamento di una schiacciante forza militare, il boss del partito comunista ha aggiunto lo spregiudicato blitz tecnologico per accecare le comunicazioni. Il controllo sull’informazione consente al regime di lasciar filtrare una sola versione: il terrore del 5 luglio fu una fiammata di violenza a senso unico, gli uiguri si sono scatenati con una furia selvaggia contro gli han, mentre la polizia è intervenuta con misura. Può esserci una parte di verità in questa ricostruzione. Ma nessun osservatore indipendente ha avuto accesso agli ospedali e agli obitori. Nessuno ha potuto verificare il conteggio etnico che nella versione governativa assegna un numero preponderante di morti alla comunità han. I mass media di Stato alimentano una virulenta campagna nazionalista, con un’immensa eco in tutta la Cina. Due i bersagli: Rebiya Kadeer, la leader uigura in esilio accusata di avere istigato la rivolta a scopi secessionisti; la stampa estera bollata come faziosa, bugiarda, anti-cinese.
Il controllo capillare di Wang Lequan mi insegue anche nella tappa successiva del mio viaggio, a Kashgar: la roccaforte musulmana dove gli uiguri sono ancora maggioranza. La punta estrema dello Xinjiang nel cuore dell’Asia centrale. Non passano 15 minuti dalla mia registrazione all’hotel e già una voce ostile urla al telefono della mia camera, mi convoca nel salone d’ingresso. E’ un commissario di polizia in borghese, mi fa capire il personale dell’hotel. Lui non si qualifica, non mi dirà mai il suo nome. Io in piedi, lui sprofondato in una poltrona della reception con l’aria minacciosa e onnipotente, mi fa un interrogatorio in piena regola. Non ci sono turisti occidentali in albergo. Ad altri colleghi il visto da giornalista sul passaporto è valso un’espulsione immediata (e illegale). “Qui le interviste le organizzo io”, mi avverte. Gli incontri con lui saranno frequenti, fino alla mia partenza. La sua presenza deve essere ben visibile ad altri, anche quando non lo vedo io: il pedinamento dei giornalisti da parte della polizia intimidisce gli uiguri, cuce le bocche dei testimoni. Davanti al mio albergo, nella Piazza del Popolo dominata dalla gigantesca statua in granito di Mao Zedong, un grande schermo proietta a ripetizione le immagini maledette del 5 luglio a Urumqi. E’ un film horror offerto gratis a tutta la cittadinanza. Sono riprese selezionate, appaiono solo cinesi han dai volti sfigurati di botte e coperti di sangue. In questa roccaforte musulmana le immagini potrebbero avere quasi un effetto di incitamento alla rivolta. Ma il messaggio è completato dal via vai incessante di camion militari. Procedono a gruppi di tre autocarri. I soldati hanno i mitra spianati, e sacchetti di sabbia anti-esplosivi. Dai camion i megafoni urlano alla cittadinanza appelli all’ordine. Nel venerdì di preghiera il piazzale davanti alla moschea grande (Idh Kah) si riempie di truppe.
La mia visita “turistica” dentro il luogo di culto avviene proprio in parallelo con un’ispezione di sicurezza. Mancano poche ore all’afflusso dei fedeli, un piccolo gruppo misto di ufficiali dell’esercito e funzionari di polizia perlustra l’interno della moschea. Li dirige un giovane in borghese molto curato, con i capelli cortissimi, giacca di lino e jeans chiari aderenti in foggia Armani. Un esemplare di tecnocrate che potrebbe lavorare in una merchant bank di Shanghai. A me riservano poche occhiate di sbieco, hanno ben altro da fare. Studiano con cura la disposizione dei luoghi, gesticolano per indicare le vie d’uscita. Poco dopo vedrò installare i metal detector all’ingresso della moschea. E al centro del piazzale un minaccioso camion bianco con antenna satellitare, più varie telecamere puntate sulla gente che entra.
Da Kashgar prendo la strada che porta ai confini con Pakistan, Tajikistan e Afghanistan. Sono luoghi maestosi, dove il deserto Taklimakan finisce alle falde dei monti Kunlun. Paesaggi solitari e magnifici, come il lago Karakul dominato dalla cima innevata del Monte di Giada, 7.600 metri di altitudine. Le montagne desertiche sono solcate dall’autostrada nuova fiammante a quattro corsie; spuntano miniere a cielo aperto, dove le scavatrici frugano questa terra ricca di risorse. Si spinge fino a queste alture semidesertiche la potenza economica cinese, segnalata dai Tir e dalle centrali fotovoltaiche. E’ la porta d’accesso ai vicini dell’Asia centrale. Ma i camionisti uiguri e kazakhi sono fermati regolarmente ai posti di blocco. Vedi i loro volti turcomanni incupirsi davanti ai poliziotti cinesi. Intuisci l’onta della loro sottomissione. Qui la potenza imperiale di Pechino lambisce il suo fronte caldo con l’Islam. Da qui la solidarietà con la causa degli uiguri viaggia verso l’Asia musulmana, provoca i raid dei talebani contro le imprese cinesi in Afghanistan, arriva fino a creare una crisi politica con il governo di Ankara.
Sono appena otto milioni gli uiguri dello Xinjiang, più quattro milioni di emigrati per cercare lavoro nel resto della Repubblica Popolare: come i due uiguri uccisi in una fabbrica di Canton, la scintilla dei moti del 5 luglio. Sono un’inezia, come le altre 56 minoranze etniche, soverchiati da oltre un miliardo di han. Ma visti dalle frontiere dell’Asia centrale sono una spina nel fianco della Cina, un disturbo per la penetrazione economica in altre nazioni islamiche. In Occidente è ben più popolare la causa del popolo tibetano. Contro gli uiguri Pechino ha saputo usare l’argomento dell’anti-terrorismo, dopo che alcuni militanti sono stati catturati dagli americani in Afghanistan, e detenuti per anni a Guantanamo. L’Amministrazione Usa e i governi europei non vogliono schierarsi con movimenti secessionisti dello Xinjiang accusati di avere legami con al Qaeda. E’ nel mondo islamico che la questione uigura assume un altro aspetto. Proietta l’immagine di una Cina efficiente e ricca ma spietata; un’impero multietnico che piega tutte le razze al ritmo della sua modernizzazione ma non le integra.
Nell’ondata nazionalista con cui il paese ha reagito alla rivolta di Urumqi, molti cinesi hanno gettato la maschera della “società armoniosa” esaltata da Hu Jintao. Nei commenti sui giornali, nei blog e nei forum online, si è scatenato un fiume di accuse contro gli uiguri. Ladri e mafiosi. Parassiti. Privilegiati dalle facilitazioni per le minoranze. Un lungo elenco di recriminazioni si è levato dal ventre della Cina profonda, contro le forme di “affirmative action” elargite per placare le etnìe non-han. Sconvolti dalle immagini della tv di Stato sui linciaggi degli han a Urumqi, a Pechino Shanghai e Canton molti hanno ricordato che gli uiguri non sono sottoposti al controllo delle nascite, possono avere tutti i figli che vogliono. Ricevono “punti” supplementari nei concorsi di ammissione alle università. Facilitazioni che non hanno impedito un crescente divario socio-economico. E non cancellano altre umiliazioni. Come quella che cerca di nascondermi pudicamente la mia guida, che chiamerò Mohammed, quando gli chiedo se è mai stato in pellegrinaggio alla Mecca. “Non ho fretta - mi risponde - prima devo sistemare i figli. Il Corano dice che ci sono altre priorità”. Una penosa bugìa. Agli uiguri il viaggio alla Mecca è proibito dal 2001. In un paese dove la libertà di andare all’estero è ormai un diritto di massa, per gli uiguri è difficile ottenere il passaporto. Sono ridotti a sentirsi prigionieri, in una terra che consideravano tutta loro.
New York, ripescato elicottero Ultimo aggiornamento ore 20:27 - Domenica 9/08/09
Trasferito ora su una chiatta
Il relitto dell’elicottero coinvolto nella sciagura dell’Hudson è stato ripescato dalle acque dell’Hudson dai mezzi che stanno operando nella zona dove, dopo lo schianto di sabato, si sono inabissati l’elicottero e il Piper che si sono trovati in volo. L’elicottero è stato trasferito su una chiatta. I resti del velivolo potrebbero essere utili per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
salvi una romana di 42 anni e il figlio di 13: sono arrivati tardi in eliporto
Tragedia New York, due famiglie distrutte

Uccisi padre, madre e figlio (i Gallazzi), mentre la moglie di Michele Norelli è rimasta a terra: temeva quel volo
MILANO - Due famiglie distrutte nel disastro aereo sul fiume Hudson, a New York. Le cinque vittime italiane sono Tiziana Pedrone, Fabio e Giacomo Gallazzi (madre, padre e figlio di 45, 49 e 16 anni), Michele e Filippo Norelli (padre e figlio, di 52 e 16 anni). Tutti della provincia di Bologna.

SALVA UNA DONNA - Il gruppo aveva raggiunto gli Stati Uniti il 4 agosto, via Amsterdam, e avrebbe dovuto tornare in Italia il 12. Una donna si è salvata perché temeva quel volo e quindi non è salita sull’elicottero della Liberty Tours: è Silvia Rigamonti, moglie di Michele Norelli e madre di Filippo. Salvo anche un altro figlio della coppia, Davide, che sarebbe andato a New York con la fidanzata a settembre. Anche Tiziana Pedrone, moglie di Fabio Gallazzi e madre di Giacomo, aveva espresso dei timori circa il tour in elicottero. I Norelli abitavano a Trebbo di Reno, frazione di Castel Maggiore, grosso comune al nord di Bologna, i Gallazzi a San Lazzaro di Savena, a est del capoluogo.

Sabato 8 Agosto 2009 Aereo contro elicottero: 5 vittime italiane
Morte nel cielo di New York
Un elicottero con cinque turisti italiani più il pilota è stato colpito da un Piper fuori controllo, con a bordo tre persone, tra cui un bambino: entrambi i velivoli sono precipitati nel fiume Hudson. Inutili i tentativi di salvataggio.
Erano tutti originari del Bolognese i cinque turisti italiani morti nel disastro aereo avvenuto sabato alle 18 (ora italiana) nel cielo di New York, sopra il fiume Hudson. Sono Tiziana Pedrone, Fabio e Giacomo Gallazzi (madre, padre e figlio di 45, 49 e 16 anni), Michele e Filippo Norelli (padre e figlio, di 52 e 17 anni).
DINAMICA DELL’INCIDENTE - Il Piper PA-32 era decollato dall’aeroporto di Teterboro, in New Jersey, ed era diretto a Ocean City, sempre in New Jersey. L’elicottero, un Eurocopter AS 350, si era da poco alzato da un eliporto sulla West Side di Manhattan e appartiene alla Liberty Tours, una compagnia di volo charter da turismo che gestisce escursioni sopra la Statua della Libertà, a Ellis Island e Manhattan, con prezzi che vanno dai 130 ai mille dollari. In 12 anni la compagnia ha registrato altri due incidenti. Un testimone ha detto che l’elicottero «è precipitato come un sasso», mentre l’aereo ha perso un’ala. Da una foto scattata da testimoni e diffusa dalla Fox si evince infatti che l’Eurocopter ha perso il controllo dopo essere stato colpito, probabilmente nella parte posteriore, da un’ala del Piper. Nell’immagine si vedono i due velivoli ancora in volo, ma privi di controllo: l’elicottero è senza il piccolo rotore posteriore, il Piper è senza l’ala destra. Altri testimoni hanno poi detto che l’elicottero è precipitato in verticale mentre l’aereo ha proseguito il suo volo cadendo nel fiume, ad alcune centinaia di distanza. Sette mesi fa, l’Hudson fu teatro di un incidente aereo che si concluse senza vittime: a gennaio un Airbus A320 della Us Airways decollato dall’aeroporto LaGuardia di New York ha effettuato un atterraggio di emergenza nel fiume in seguito a un bird strike, cioè l’urto con uno stormo di volatili. Tutti salvi i 155 passeggeri a bordo. Precisazioni e foto dalla Cronaca del CORRIERE della SERA
Tragedia negli Stati Uniti. Un elicottero con a bordo cinque italiani si è schiantato contro un piccolo aereo ed è precipitato nelle acque del fiume Hudson, a poche centinaia di metri dal Greenwich Village a Manhattan. La notizia è arrivata in Italia quando a Roma è già calato il sole. E rompe l’estate di divertimenti e di vacanze.
È il sindaco di New York a dare la tragica notizia: non ci sono superstiti, sono tutti morti. A bordo dell’elicottero della Liberty Helicopter Tours c’erano gli italiani e il pilota. L’aereo era invece un Piper del 1976 decollato dallo scalo di Teterboro nel New Jersey con tre persone a bordo, tra cui un bambino. Per ora sono stati recuperati quattro corpi, i dispersi sono sette. I testimoni dello schianto hanno riferito di aver visto la collisione in una giornata di cielo sereno, verso mezzogiorno (ora locale, ndr), nel punto in cui l’Hudson scorre fra Manhattan e la località di Hoboken, nel New Jersey.
L’aereo sembrava essere fuori controllo e avrebbe centrato la coda dell’elicottero, che ha perso il rotore ed è precipitato nel fiume lontano dai rottami della cabina, che è subito affondata. Anche l’aereo si è inabissato nelle acque del fiume. Immediatamente, appena il botto ha attirato l’attenzione degli abitanti della zona, sono scattati i soccorsi si emergenza. E dalle due rive sono giunti gli aiuti.
Todd Pison, un testimone di Manhattan, racconta: «Per un istante ho pensato fosse un aereo giocattolo, non avevo una buona prospettiva. Poi ho realizzato. Poco prima che finissero nel fiume ho sentito un forte botto, il rumore della collisione. Sono pochi i detriti in acqua, alcuni resti sono schizzati a centinaia di metri». Anche Kelly Owen, turista arrivata dalla Florida, era lì: «Ho visto l’elicottero e l’aereo colpire l’acqua come sassi, poi sono affondati». Il produttore televisivo Wes Dening era sul lato ovest del fiume: «Abbiamo sentito un botto e visto la collisione. L’aereo era fuori controllo».
Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha raggiunto il luogo del disastro con un elicottero della poliziia, proprio nel momento in cui veniva recuperata una delle scatole nere, e ha confermato subito che a bordo dell’elicottero c’erano cinque italiani: «Stiamo contattando le famiglie delle vittime. È corretto dire che è passata da missione di soccorso a missione di recupero. È probabile che non ci sia nessun superstite», ha detto il sindaco quando solo un corpo era stato recuperato. Bloomberg ha detto nella sua conferenza stampa che nella collisione sull’Hudson le cose non sono andate come lo scorso gennaio, quando un aereo con oltre 150 passeggeri proprio sul fiume a est di Manhattan fu protagonista di un incidente a lieto fine. «Purtroppo, a differenza dell’ultima volta in cui ho parlato di un intervento di emergenza sull’Hudson - ha detto il sindaco -, temiamo che questa non sia una storia a lieto fine».
Pasticcio Opel, a Berlino torna l’ipotesi Fiat ………..di Pierluigi Bonora
Sembrano riaprirsi i giochi per la Opel. O meglio, a Berlino c’è interesse che la matassa della casa automobilistica che fa parte della galassia General Motors resti ingarbugliata almeno per tutta l’estate, fino alle elezioni politiche. Quello che secondo le agenzie di stampa sarebbe dovuto essere l’ennesimo fine settimana decisivo per il futuro della Opel, si sta rivelando una nuova puntata della interminabile «soap opera brasiliana nell’anno delle elezioni», come l’ha definita tempo fa Sergio Marchionne, al centro della quale i media tedeschi hanno rimesso la Fiat. Citando ambienti vicini al Lingotto, ieri il sito della Die Welt rilanciava l’interesse torinese per la Opel: «Se le trattative con Magna e il fondo Rhj dovessero fallire, il gioco è ancora aperto». Che la prospettiva di finire nel carniere dell’austriaca Magna (e soprattutto dei soci russi) cominci a non piacere più a Berlino e dintorni è un dato di fatto. Tra l’altro, la stessa Magna ha appena archiviato un secondo trimestre con perdite per oltre 200 milioni. L’altro concorrente, il portage Rhj, ha invece migliorato la sua offerta riducendo di 200 milioni, a 3,6 miliardi, le garanzie pubbliche richieste. E la Fiat? Secondo Die Welt sarebbe pronta a rientrare in gioco con una nuova offerta.
Mettiamo, a questo punto, che l’amministratore delegato Marchionne sia convocato a Berlino per la ripresa delle trattative. Un’azione del genere, secondo noi, non dovrebbe passare inosservata. Come giustificherebbero, infatti, governo tedesco, governatori dei Länder, il leader del sindacato Ig Metall all’interno della Opel, Klaus Franz, un passo indietro del genere? Non dimentichiamo, in proposito, le pesanti critiche mosse nei confronti della Fiat («è un colosso fortemente indebitato», si leggeva sul settimanale Die Zeit) e dello stesso Marchionne («un truffatore di matrimoni», per il Financial Times Deutschland, che «si trova davanti a un muro di sospetti e rifiuti», puntualizzava sempre Die Zeit). Tanta retorica e altrettanti pregiudizi («Marchionne non credibile perché italiano?», un altro titolo a effetto che ha animato il dibattito in quei giorni molto caldi).
E con quali argomenti il governatore dell’Assia, Roland Koch, nemico numero uno di Marchionne, si siederebbe nuovamente al tavolo con la delegazione italiana dopo aver ripetuto alla noia che «il piano Fiat per Opel ha deluso, e l’offerta italiana è molto lontana da quella sperata»?. Dalla Renania-Palatinato, invece, Kurt Beck aveva aumentato di 2mila unità (da 10mila a 12mila) gli esuberi previsti da Torino, sottolineando anche che i tagli avrebbero impattato duramente sui lavoratori tedeschi (il piano Fiat sosteneva invece che i tagli avrebbero riguardato tutta l’Europa). E Franz, capo delle tute blu della Opel, sarebbe pronto a rimangiarsi l’affermazione secondo cui Marchionne «vuole creare una casa automobilistica globale con i soldi dei contribuenti tedeschi»?
A questo punto, nel caso la Fiat tornasse realmente a interessarsi della casa tedesca (Marchionne, in occasione dell’ultima trimestrale, aveva comunque definito chiusa la pratica) si assisterà sicuramente a non poche acrobazie. C’è da chiedersi, infine, che cosa sarebbe successo se una telenovela del genere avesse avuto come protagonista il nostro Paese. Sicuramente saremmo diventati gli zimbelli e le prese in giro sulla stampa internazionale non si sarebbero contate. E i veri diretti interessati all’operazione, cioè i «padroni» della Opel? Alla Gm l’opzione Fiat non è mai piaciuta perché, al contrario di Rhj che nel giro di qualche anno rivenderebbe a Detroit la Opel, li priverebbe del tutto di una presenza europea. «La gestione della crisi Opel è un mistero sempre più grande», ha commentato recentemente Berthold Huber, presidente del sindacato dei metalmeccanici tedeschi Ig-Metall. Un mistero buffo, aggiungiamo noi
Il Molise si attesta in undicesima posizione. Media classifica anche per popolazione sana
Sanità di qualità, primi nel Sud
Censis Emilia in testa nell’indagine sull’offerta dei servizi sanitari
Sanità: Emilia al primo posto per offerta dei servizi, la Calabria ultima e il Molise si attesta all’11° posto, prima regione del Sud Italia. È quanto dice il Censis. Tutto il Sud, comunque, a livello inferiore del Nord. Nelle regioni meridionali tutte le articolazioni del servizio sanitario ricevono giudizi peggiori rispetto alle altre ripartizioni geografiche: i servizi domiciliari (al Sud li considera adeguati solo il 16,8% della popolazione contro il 30,7% a livello nazionale), i servizi territoriali (adeguati per il 25,6% contro il 44,9% a livello nazionale) e il pronto soccorso (adeguato per il 51,5% contro il 69,9% a livello nazionale). La regione che offre i servizi sanitari migliori, come detto, è l’Emilia Romagna (67,6 punti) seguita da Toscana (62,9), Veneto (55), Lombardia (54,6), Valle D’Aosta (54) e Friuli (53,4). Per vedere una regione meridionale bisogna scendere all’11esimo posto con il Molise(37,9), mentre le peggiori sono Puglia (15,4), Sicilia (14,7), Campania (13,8) e Calabria (9,8). La qualità dell’assistenza sanitaria ha evidentemente un peso importante nel determinare le condizioni di salute della popolazione. L’indicatore sintetico delle condizioni di salute nelle regioni italiane elaborato dal Censis mette al primo posto gli abitanti del Trentino (74,9 punti), seguiti da quelli del Veneto (59,1), Friuli (58,7), Lombardia (55,6) ed Emilia (55,3). Gli abitanti con le condizioni di salute peggiori sono, invece, quelli di Basilicata (39), Sicilia (38,7) e Sardegna (37,9). In posizioni centrali il Molise, insieme a Puglia, Marche,, Toscana.
Sabato 8 agosto entra in vigore una vera e propria rivoluzione
per la sicurezza stradale. Ecco, punto per punto, tutte le novità
Multe alle stelle
per infrazioni notturne
Via i punti dalla patente per i ciclisti e sequestro dell’auto per chi ha l’assicurazione falsa
di VINCENZO BORGOMEO
Ci siamo: sabato prossimo, l’8 agosto, entrano in vigore grandi novità sul fronte della sicurezza stradale: l’incremento di un terzo per molte violazioni commesse di notte fra le 22 e le 7 (velocità, precedenza, distanza di sicurezza, inosservanza segnaletica, circolazione contromano e altre ancora) e via i punti dalla patente anche ai ciclomotoristi e ciclisti.
Sono queste le due novità più importanti volute dalla legge 94 del 15 luglio 2009. Ma ce ne sono molte altre. Va detto che questa maggiorazione delle multe andrà ad alimentare il Fondo contro l’incidentalità notturna. “Tale incremento - spiega però Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, associazione amici polizia stradale - è previsto che vada ad alimentare il Fondo contro l’incidentalità notturna dove le violazioni stesse siano accertate da dipendenti dello Stato. Quindi il fondo è alimentato solo dalle sanzioni accertate dalla Polizia Stradale e dai Carabinieri”.
Nel dettaglio i comportamenti che comporteranno sanzioni più dure, ecco l’elenco completo: velocità in genere, superamento dei limiti di velocità, precedenza, inosservanza della segnaletica orizzontale e delle segnalazioni semaforiche, distanza di sicurezza, cambiamento di direzione o di corsia e altre manovre, circolare contromano o invertire il senso di marcia, effettuare la retromarcia, circolare sulle corsia di emergenza sulle autostrade e sulle autostrade extraurbane principali, violare le norme che regolano la sosta di emergenza od omettere di far uso delle luci di posizione durante la sosta e la fermata di notte o in caso di scarsa visibilità e, infine, violare le disposizioni che disciplinano l’uso del libretto individuale di controllo ovvero non rispettare i tempi di guida e di riposo con veicoli per trasporti professionali non muniti di cronotachigrafo.
Dicevamo poi delle altre novità. Eccole nel dettaglio, punto per punto.
Decoro delle strade
Ora c’è una sanzione variabile da 500 a 1.000 euro per chi sporca le strade gettando rifiuti dai veicoli. Una sanzione spropositata perché se la stessa cosa la fa un pedone la sanzione è di appena 23 euro. Conviene quindi scedere dall’auto e gettare i rifiuti…
Guida in stato di ebbrezza o per uso di sostante stupefacenti
Per aumentare l’attenzione di genitori, zii o amici che affidano la propria auto ad ubriaconi viene raddoppiato il periodo di sospensione della patente di guida per il conducente travato in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o per sostanze stupefacenti qualora il veicolo col quale è stato commesso il reato sia di proprietà di persona estranea ai fatti.
Aumentano poi anche tutte le ammende previste per il reato di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti se il reato è commesso dopo le ore 22,00 e prima delle 07,00. In questo caso l’applicazione della sanzione maggiorata avverrà in sede di sentenza davanti al Tribunale.
Assicurazione
Confisca immediata per il veicolo, di proprietà del conducente, se viene trovato a circolare con i documenti assicurativi falsi o contraffatti. E’ colpito, invece, dalla sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida per un anno, colui che ha contraffatto o alterato i documenti assicurativi.
Circolazione dei ciclomotori e delle biciclette
Ecco l’articolo più discusso, il 219-bis, che estende al certificato di idoneità alla guida dei ciclomotoristi le sanzioni accessorie del ritiro, sospensione e revoca del documento. “Analogamente - spiegano all’Asaps - colui che guidi il ciclomotore in vigenza di un provvedimento di ritiro, sospensione o revoca del certificato di idoneità, è punito con le stesse sanzioni amministrative stabilite per il titolare di patente di guida che circoli nonostante abbia avuto il documento ritirato, sospeso o revocato”.
Insomma al certificato di idoneità alla guida sono state estese le disposizioni che regolano la decurtazione del punteggio come per la Patente a punti. Così chi ha una patente e si trova alla guida di un ciclomotore è soggetto al ritiro, sospensione, revoca o decurtazione del punteggio, se commette violazioni che comportino l’applicazione di tali sanzioni amministrative accessorie.
E qui si arriva al punto più discusso. E già perché il secondo comma di questa nuova disposizione, richiamando genericamente “il conducente titolare di patente” che commette violazioni per le quali sono previste sanzioni accessorie applicabili anche quando ci si trovi alla guida di un veicolo per il quale non sia richiesta la patente stessa, fa ritenere che tali disposizioni siano applicabili anche nei confronti dei ciclisti. Così i ciclisti si vedranno decurtare i punti dalla patente per le relative violazioni. Tutte cose di cui saranno ovviamente immuni chi viaggia su questi mezzi senza avere la patente di guida per le auto. Un piccola ingiustizia che farà discutere non poco…
MESTRE
Il piano d’emergenza funziona, ma l’Antitrust apre un’inchiesta sul caos di sabato scorso
MARCO NEIROTTI
Il bollino nero si è affacciato alle cinque di mattina, ma si è in fretta sbiadito. Nel pomeriggio di ieri il passante di Mestre, divenuto caso nazionale, è uscito assolto dopo il caos di 32 chilometri di coda di sabato scorso (anche se l’Antitrust annuncia un’indagine, accusando i gestori di non aver infornmato a sufficienza gli automobilisti). Code ci sono state, sempre a causa della strozzatura di Quarto d’Altino dove le tre corsie del nuovo tracciato diventano due e poi si fondono con le due della vecchia autostrada. Ma la chiusura immediata al primo sintomo di blocco, la deviazione delle auto, la segnaletica sistemata venerdì per far risaltare le poche alternative, gli interventi della Stradale hanno funzionato. «Verona 454, a Verona Pavia». Cominciano le comunicazioni: Verona Pavia è la sigla della centrale operativa, la 454 è una pattuglia «civetta», senza insegne, con telecamera e attrezzature per stampare le immagini con la velocità di un’auto tallonata. Su Verona 454 seguiamo il sabato dei timori con il sostituto commissario Paolo Longhi e il sovrintendente Roberto Pento. Dal cielo invia comunicazioni «Poli», l’elicottero che controlla l’area tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. In tanti devono essere partiti la sera o nella notte. Sono italiani, ma pure molti sloveni, ungheresi, soprattutto romeni che tornano a casa per le vacanze. E’ un flusso cresciuto in pochi anni, conferma il dirigente della Stradale di Venezia, vicequestore Rocco Sardone. Alle 5 arriva la segnalazione che fa temere l’inizio della sfida con il bollino nero. Dove il passante incontra la tangenziale di Mestre e insieme diventano le due corsie dell’autostrada per Trieste la coda sta crescendo, complicata da un lieve tamponamento: alla fine saranno 11 chilometri. Il Passante viene chiuso - e sostituito dalla tangenziale o dalla statale, fino a che il «tappo» non è smaltito. Le nuove indicazioni sono chiare e visibili, ma già allo svincolo di Dolo, tra Padova e Venezia, alle 8 del mattino troviamo auto ferme in corsia di emergenza, in dubbio se tentare una retromarcia. La pattuglia si accoda a fare da scudo, con le quattro luci e un lampeggiante: l’indecisione viene dal tom tom che non riconosce il passante e indica verso la vecchia via. Ore 8,53. All’altezza di Venezia Est agenti con la bandiera arancio già segnalano un intasamento. Le auto procedono, lentissime ma in movimento. Costeggiamo il serpente, fino al punto di congiunzione, a Quarto d’Altino. Basta un flusso più basso dalla tangenziale e la velocità riprende, la coda si scioglie via via. Alle 9,40 il traffico è intenso ma scorre. Così per l’intera mattinata, avanti indietro, con le altre volanti. C’è un tamponamento, tre feriti, non gravi. E’ un attimo per ritrovarsi con un blocco di qualche chilometro. Ecco il problema delle due corsie, se dal passante arriva un traffico sostenuto, lo si dovrà richiudere. Per fortuna non è così, ambulanze, carri attrezzi, e intanto che lavorano, si fanno passare le auto in una corsia. Una mattina così è una lezione su quanto contribuiamo a intasare la strada con i comportamenti. Cambi improvvisi di corsia, motociclisti che superano la colonna a destra e rientrano troppo decisi. Gente che chiacchiera o scrive messaggi mentre avanza a 20 all’ora e non vede che gli altri si fermano di nuovo.
Un secondo in più distrazione vale in queste giornate 5 chilometri di coda. Commenta il vicequestore Sardone: «Il problema non è il Passante, sia benvenuto. Il problema è l’innesto senza una corsia in più di sfogo. E più avanti c’è l’altro ostacolo, una barriera, a Roncade, dismessa ma non smontata, che costringe a girarci intorno». Passante assolto, dunque, forse anche grazie a partenze più riflessive dopo il sabato dei trentadue chilometri. Ma qui dove si rischia di restare fermi non c’è un’area di servizio. Quando, dopo cinquanta chilometri ci arrivi, a Cessalto, vedi la gente che corre a spruzzarsi acqua addosso, a comperare bottigliette. Avevate messo in conto il peggio? «Sì». E aspettare a partire? «Se aspettavamo tutti, ci ritrovavamo tutti qui domani come è successo a quelli della settimana passata». Ineccepibile. «E comunque è andata».
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